Scuole clandestine

Ottant’anni fa mio nonno andava alla scuola elementare come ci andavo anche io qualche anno fa. In realtà lui frequentava due scuole diverse, una la mattina e l‘altra il pomeriggio. Sembra strano, ma a quei tempi questo era molto comune in quella parte del nord Italia. Siamo nel periodo del fascismo, negli anni ‘30 del secolo scorso. Nella mia regione, il Trentino – Alto Adige, viveva (e ancora vive) un gruppo di persone che erano di madrelingua tedesca. Questo era dovuto al fatto che, circa quindici anni prima, al termine della prima guerra mondiale, questa zona passò dal regno Austro-ungarico all‘Italia. Come un fulmine a ciel sereno, così, alcuni cittadini austriaci diventarono cittadini italiani.

A Mussolini, che poi andò al potere, non piaceva questa minoranza tedesca. Volendo rendere tutta l’Italia omogenea, vietò la lingua e le tradizioni tedesche nella vita pubblica, cioè nelle scuole, in chiesa, negli uffici pubblici, ecc. 
Perciò tutti gli insegnanti tedeschi furono licenziati e sostituiti da insegnanti italiani. Ovviamente questo cambiamento non piacque al popolo dei Tirolesi (gli abitanti tedeschi vengono chiamati anche così). Fondarono in quasi ogni villaggio e paese scuole clandestine di tedesco: le cosidette scuole nelle catacombe. 
Era molto pericoloso per le maestre che insegnavano il tedesco: rischiavano di finire in prigione o al confino su qualche isola sperduta, nel caso in cui venissero scoperte dalla polizia.

Anche nella cantina della casa di mio nonno c’era una “scuola clandestina”. I bambini che la frequentavano, dovevano entrare sempre uno a uno dalla porta nel retro. Anche la maestra ci arrivava da sola e spesso con qualche attrezzo di lavoro, come un rastrello o un cesto pieno di ortaggi, per non apparire sospetta ai Carabinieri, che erano in giro per le strade.
 La mattina mio nonno andava sempre alla scuola italiana del paese. Il pomeriggio invece, insieme ad altri tre o quattro bambini, aveva lezione di tedesco tra cassette di patate e cavoli, nella cantina di casa sua.
 Hanno imparato a scrivere l’alfabeto e le prime parole su piccole lavagne, avendo sempre una spugna bagnata a portata di mano, nel caso in cui i Carabinieri entrassero all’improvviso. Anche l’orario era irregolare e non c’era lezione ogni giorno, per evitare di essere scoperti.
 Un altro “pericolo” era l’insegnante di italiano, che viveva al primo piano (!) della casa di mio nonno. Qualche volta, quando scendeva a piano terra, la madre di mio nonno la invitava a prendere un caffè in cucina, perché sotto il soggiorno c’erano i bambini e forse li avrebbe sentiti. Mio nonno ha frequentato questa scuola nascosta per un anno (alcuni dei suoi fratelli e delle sue sorelle anche di più) e fortunatamente non è mai stata scoperta.
 Poi nel 1939 furono ammesse di nuovo le scuole tedesche e quelle clandestine diventarono inutili.

Per me questa storia è inconcepibile. Mio nonno è cresciuto in un periodo straordinario ma anche faticoso. Stimo molto tutte le maestre, i genitori, i preti e le altre persone che si sono messe in pericolo per difendere la propria lingua e la cultura per i loro figli.

Georg – Bressanone, Italia

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