Vivere tra le pagine

Quando ero nel mio Paese amavo vivere tra le pagine come lo amo ora, l’unica differenza è che vivevo solo tra le pagine che mi venivano consigliate o dette; tipo a scuola, per gli esami.

Tutto questo, però, sarebbe cambiato dopo il mio viaggio per arrivare fin qui. Durante il viaggio avevo un libro di una scrittrice del mio Paese e parlava della guerra civile che c’era stata, ne parlava in maniera da farmela sembrare un evento avvenuto ieri. Quelle volte che mi è capitato di poter leggere, aprivo il romanzo alla pagina che credevo fosse dove avevo smesso di leggere il giorno prima. In parole povere, durante quei momenti di quel viaggio particolare, vivere tra le pagine era come trovare di colpo un’oasi nel deserto.

Al mio arrivo in Italia, dove mi sono trovato in mezzo a una cultura non analoga alla mia, a persone con pensieri e stili di vita molto diversi da quelli a cui ero abituato, la lettura (ovviamente di testi meno complicati all’inizio), ovvero vivere tra quelle pagine, mi è stato ancora di grande aiuto, quando avevo bisogno di scappare dal mondo esterno, di intraprendere viaggi in Paesi che non so se sarò in grado di visitare fisicamente, di vedere il mondo attraverso l’obiettivo della penna dello scrittore, dell’inchiostro, delle pagine.

Vivere tra le pagine oggi per me è vivere.

Kehinde, Scordia – Italia.

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