Confini linguistici

Esistono numerosi confini al giorno d’oggi, così come nel passato: partendo da quei muri, da quelle barriere che delimitano un paese dall’altro, le quali a volte vengono anche costruite dall’uomo nel proprio cuore, per arrivare ai confini culturali, e via dicendo. Per arrivare qui in Italia, ho dovuto attraversare molti confini, tra cui il primo è stato quello della porta di casa mia, un confine che ho varcato diretto verso una nuova realtà di cui conoscevo poco o niente, lasciandomi guidare dalla speranza di un domani migliore. Ogni volta che si supera un confine, si lascia indietro un bagaglio pieno di facce conosciute, di amici, di cultura propria, di parenti, portandocene un altro pieno di speranze, di sogni, di incertezza e a volte di certezze.

Uno dei tanti confini che mi ha coinvolto di più qui in Italia è quello linguistico. Nel mio paese, in Nigeria, riuscivo a conversare con le persone in maniera normale, anche con chi non parlava il mio dialetto; dato che tutti parlano più o meno l’inglese, non avevo nessuna barriera linguistica davanti a me. Durante il mio viaggio fino a qui ho incontrato numerose persone che parlavano lingue diverse, ma non ho mai avuto modo di notare la differenze linguistiche, siamo riusciti a intenderci in qualche modo. Tutta la mia convinzione di non dover affrontare una barriera linguistica nel paese in cui ero diretto viene smontata al mio primo contatto con la realtà italiana. Con un confine linguistico davanti, all’inizio, non riuscivo a far valere i miei pensieri, a far capire agli altri il mio stato d’animo, mi separava dall’immagine della realtà che mi ero fatto, avevo molto da dire ma dicevo poco o niente, insomma mi sembrava un confine insuperabile.

Oggi, invece, guardandomi indietro, credo che ogni confine sia superabile e che valga la pena vedere tutto ciò che si trova dietro i confini, anche se per una volta nel corso della vita. Da quell’esperienza ho capito, inoltre, il vero significato di questa citazione di Nelson Mandela: “Se parli con un uomo in una lingua che capisce, questo gli passa per la testa. Se gli parli nella sua lingua, questo va nel suo cuore.”

Kehinde – Scordia, Italia

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