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Baci e abbracci

Penso che la mia vita non sia cambiata. Non voglio che cambi. Mi piace la mia vita, prima e dopo il coronavirus, ma senza dubbio è cambiata la forma di vederla. Di assaporarla, di vivere, di pensare, di sognare. Di essere, se si può, una persona migliore di quella del 13 Marzo, quando qui in Spagna si dava l’allerta.

La mia casa era sempre aperta. Il 13 si è chiusa. Sì! Presto! Le finestre tutte di legno non lasciavano entrare l’aria limpida. Avevo paura. Molta, ma anche forza. Quando i limiti ci vengono da fuori, sono belli. Si sa cosa sei capace di fare, a pensare limpidamente.

Non esiste ora litigare con i tuoi. Non esiste ora arrabbiarsi per andare di fretta in qualche luogo. Non esistono ora parole brutte, o almeno meno. Esiste tristezza, esiste melancolia. Sì, ma allo stesso tempo esiste animo, forza nei medici, negli ammalati. Dopo tre giorni dal 13 Marzo le mie finestrine sono state aperte per la musica, per salutare con il sole la mia anziana preferita. Per fare le pulizie. Esco poco ma il giusto per fare la spesa. La mia vita non è cambiata. Compro, parlo con amici, con la famiglia, sto riposando, sto lavorando da casa.

Sono cambiate alcune cose, giusto per migliorare la vita a tutti quelli che stanno lavorando con forza, con lo stanchezza di tanti giorni sempre in allerta. La mia vita è uguale, ma con alcune piccole differenze che mai avrei immaginato. Con me. Sola con me. Sono in pace. Sono tranquilla. So che tutto questo uscirà benissimo. Solamente ho cambiato per tanti giorni la forma di vedere la mia vita. Mi vedo il sorriso quando ricordo me stessa mangiando con gli amici, ballando con mia madre, passeggiando in coppia. Sorrido della fretta del lavoro e ora penso: no, Sofia, non più fretta. Tutto al suo tempo.

La mia non è cambiata. Ma è cambiata la forma di guardarla, di viverla, perché quando tutto questo sarà passato voglio la mia stessa vita, ma una cosa sarà sicura: la mia vita quando il virus sarà finito, sarà di sicuro più piena di baci e abbracci.

Sofia

Nata in Spagna
Vive a Foios

 

 

 

1 risposta su “Baci e abbracci”

Sembra non essere cambiato molto, nella vita di Sofia, dopo lo scoppio di questa pandemia che ci tiene tutti chiusi dentro casa. Neanche il suo stile di scrittura, che continua a essere caratterizzato dall’uso di periodi brevi, che ci fanno arrivare i suoi pensieri ben ritmati, delimitati da un uso massiccio della punteggiatura.

Di sicuro una cosa è cambiata, però: la sua casa, che prima era sempre aperta e poi si chiudeva. Sofia ha scelto il tempo sbagliato? Non proprio. In fondo l’imperfetto, ci viene detto, va usato per le descrizioni. Ma ho pensato di declinare questo ultimo tempo verbale con un passato prossimo (si è chiusa), che rende meglio l’idea dell’immediatezza di un’azione, il suo aspetto perfettivo. La casa era sempre aperta (abitudine), poi si è chiusa (in un preciso momento).

Speriamo si riapra presto.

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