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La misura del tempo

La clessidra o orologio a sabbia è uno strumento molto antico per misurare il tempo. È curioso il nome in italiano se lo paragoniamo al nome in portoghese. Infatti, clessidra in Portogallo significa orologio ad acqua, ma non orologio a sabbia. Questo si dice “ampulheta” (dal latino ampulla, che significa campana di vetro). La più antica di entrambe è la clessidra ad acqua. Solo più tardi nacque quella a sabbia. La parola clessidra viene dal greco e significa letteralmente ruba acqua.

Io sono collezionista di clessidre da quarantacinque anni. Mi piace molto questo tipo di oggetto, forse uno di quelli più perfetti riguardo all’unione “matrimoniale” fra la soavità, la delicatezza, la simmetria della sua forma approssimativamente conica che collega le due ampolle e il percorso cadenzato del tempo misurato attraverso una polvere finissima. Ecco la combinazione delle due parti della clessidra che sono in comunicazione mediante un piccolissimo passaggio di un sottile orifizio attraverso cui fluisce la sabbia. L’infinito del tempo messo così in granelli di sabbia fine, finiti, anzi innumerevoli.

Mi piace il suo rumore, nel suo modo di darci il tempo. Quasi in silenzio, ma udibile nel silenzio di tutto il resto. La clessidra non ha le lancette dell’orologio, eppure ci mostra il confronto tra il tempo che è ormai passato e il tempo che è ancora futuro. Il presente è rappresentato dalla strozzatura, per cui il futuro diventa passato. La clessidra lavora quando vogliamo e riposa quando la lasciamo. Al contrario dell’orologio attuale, siamo noi che le concediamo il proprio tempo di darci il tempo. La clessidra ha l’ordine ordinato della natura (forma, movimento e colore) e non il disordine ordinato della tecnologia.

Antonio

Nato in Portogallo
Vive a Lisbona

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