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Lavorare da casa

Da qualche settimana lavoro da casa. La ditta dove lavoro ci ha detto che possiamo andare al lavoro solo se non c’è un’altra soluzione. La causa di questa decisione della direzione è il coronavirus. In questo modo viene evitato che il virus si diffonda sempre di più.

Sono una segretaria e per me è molto facile lavorare da casa. Lavoro con un laptop e un cellulare. Qualche volta utilizzo Zoom per chiamare tramite video un mio collega. Nonostante il lavoro possa continuare così, i miei colleghi mi mancano e vorrei che la vita tornasse al suo corso normale. Però dobbiamo aspettare ancora per alcune settimane che la situazione si stabilizzi. È molto importante seguire le regole che il governo ha dichiarato. In Olanda significa che scuole, ristoranti, caffè, dentisti, parrucchiere sono chiusi; è vietato organizzare grandi riunioni ed è consigliato lavorare da casa se è possibile. Possiamo uscire per fare la spesa e per lavorare. Se vogliamo camminare un po’ non è vietato ma dobbiamo rispettare una distanza di un metro e mezzo fra due persone che si incontrano.

Per realizzare una giornata strutturata, faccio sempre una passeggiata di un quarto d’ora prima di mettermi al lavoro. A pranzo faccio un’altra breve passeggiata e dopo cena, che in Olanda si fa sempre alle ore 18.00, esco con mio marito per camminare in città o lungo il fiume IJssel. Non incontriamo molte persone e se è il caso, è facile evitarle e rispettare la distanza di un metro e mezzo.

Durante le mie passeggiate ho iniziato a fotografare la mia bella città medievale e i suoi dintorni. Scelgo sempre un tema per scattare belle foto. Poi commento questo tema e pubblico il mio commento accompagnato dalle foto su Facebook. Questa attività mi dà molto piacere: è un’attività che mi stimola a fare le mie passeggiate e a muovermi. Poi mi insegna molto sulla storia di Zutphen: i monumenti del Medioevo, le chiese, le torri, la società ebraica di Zutphen e la sua quasi sparizione a causa del nazismo; i cortili dove abitavano i poveri o le donne che non erano sposate; le grandi case che furono costruite intorno all’anno 1900 in stile chiamato ‘Art Nouveau’ o ‘Jugendstil’; gli scrittori e i poeti che sono vissuti a Zutphen; i monumenti che testimoniano la seconda guerra mondiale; i negozi e le scuole antroposofiche che si trovano a Zutphen. Zutphen, la città dove non sono cresciuta ma dove abito da quasi trent’anni!

Il coronavirus sta cambiando la vita di tantissime persone nel mondo. Le sue conseguenze sono drammatiche: tanta gente che muore, tante persone che perdono il loro lavoro, una crisi economica che sarà ancora peggio della crisi del 2008. Che cosa ci insegna una tale crisi? Ci sono degli aspetti positivi che accompagnano questa pandemia?

Per saperlo, vi consiglio di leggere il romanzo scritto da Albert Camus nel 1947, intitolato “La peste”. Si svolge a Oran (Algeria) che, a causa della peste, si trova in quarantena. Nel suo romanzo Camus descrive il comportamento in tempi di crisi di diversi protagonisti, che purtroppo sono rimasti un po’ degli stereotipi: il dottore Rieux che si oppone contro questa malattia e lavora giorno e notte per salvare le vite dei malati. Il giornalista Rambert, che vuole scappare della città per ritornare a Parigi dove abita sua moglie. Cottard, il rentier che beneficia di questa crisi sul mercato nero. Tarrou, che mette insieme gruppi di volontari per aiutare il dottore Rieux. Il prete Paneloux, che vede nella peste una punizione di Dio. Camus dice che il mondo in cui viviamo è un mondo assurdo. Assurdo perché c’è la morte. Proprio perché la morte esiste dobbiamo prendere coscienza del nostro destino: tutti noi siamo uguali davanti alla morte. Per dare un senso alla nostra vita, dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo agire! Il romanzo ci insegna come vivere con la morte: facendo qualcosa, cercando la solidarietà, aiutando gli altri. In breve: essere umani!

Irene

Nata in Olanda
Vive a Zutphen

 

 

 

1 risposta su “Lavorare da casa”

Questo pensierino è scritto davvero bene, il respiro del testo ricorda quel passeggiare che tanto piace alla nostra Irene. Le poche correzioni apportate ci permettono di ragionare insieme su alcuni aspetti grammaticali della lingua italiana.

Il primo riguarda l’uso che si fa dell’avverbio peggio. Si dice che la crisi economica causata dal coronavirus «sarà ancora peggio della crisi del 2008». Qui, come nel parlato, peggio viene usato come aggettivo, al posto del più corretto peggiore. Nel corso del tempo questa forma, grammaticalmente sbagliata, è entrata a far parte della lingua colloquiale e per questo motivo il suo uso in forma scritta comunica spontaneità.

L’altro aspetto su cui soffermarci è il numero e il genere degli aggettivi. Nel racconto viene scritto che in Olanda, in questo periodo, le riunioni non possono essere grande. Ma siccome l’aggettivo grande appartiene alla seconda classe, a differenza di quelli più comuni della prima classe (esempio: bello, – a, – i, – e), al plurale va sempre declinato con la desinenza – i (grandi), sia al maschile che al femminile.

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