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Leila

“Chi sono io” è una domanda che ci segue sempre come un’ombra, sempre più oscura di noi. Particolarmente in questo momento di ansia, di panico, di devastazione globale, la domanda su chi siamo è una parte fondamentale di ogni giorno. Vivo a New York, l’epicentro del coronavirus negli Stati Uniti. New York è una città che ha sofferto tanto negli ultimi venti anni. Cominciando con il 9/11 e dopo con l’uragano Sandy nell’Ottobre del 2012, New York è diventata un luogo che rappresenta due facce, della sofferenza e della sopravvivenza.

In quarantena ogni giorno è stranamente uguale perché non c’è un confine definito che separa i giorni. Un giorno scorre nel prossimo. La frustrazione rimane come un ospite indesiderato. Tutti i giorni mi sveglio, sospiro e lamento “sono come Phil (Bill Murray) nel Groundhog Day”. Una differenza fra me e Phil è che non so se sto imparando e migliorando. La profondità di questo film è che il personaggio principale si trasforma ogni volta che si sveglia.

Ho studiato molti anni per diventare professoressa di cinema (e sono disoccupata, ma questa è un’altra storia) e ho letto che “Groundhog Day” non è solamente un film avvincente perché utiliza la ripetizione della trama. In realtà è un film iconico che rappresenta la spiritualità, perché è possibile analizzare ogni segmento di questo film come una religione diversa (per esempio il buddhismo, il cattolicesimo, etc.), una prospettiva diversa per guardare il mondo e interagire con le persone.

In questo momento, esistere vuol dire sopravvivere. Questa esperienza ha lasciato un segno indelebile. Vorrei essere come Phil, ma non so se ho la forza. È possibile che ora
sto nel bozzolo aspettando impazientemente la trasformazione radicale in farfalla, o forse in falena, perché i miei colori non brillano intensamente in questo momento.

Leila

Nata negli Stati Uniti
Vive a New York

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