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Nahide

Vivere con l’isolamento del coronavirus per più di due mesi mi ha dato il tempo di riflettere su chi sono io. L’isolamento di vario genere mi ha reso la persona che sono. Mi vedo come una donna, un astronomo in pensione, madre, figlia, moglie, sorella, nonna, una persona che ama gli uccelli, la natura e una perenne studiosa di scienza e apprendimento. I miei figli mi dicono che sono severa, testarda, determinata, divertente e una persona amorevole. Sono d’accordo.

Nel 1964, quando ero una giovane laureata in Turchia, venni negli Stati Uniti per studiare per una laurea in astronomia. Questa è stata la mia prima esperienza di isolamento e ho imparato a superare le difficoltà della vita quotidiana in un Paese straniero. Il mio secondo isolamento è stato in Italia. Sono arrivata per studiare con una famosa astronomia italiana, la professoressa Margherita Hack, all’Osservatorio di Trieste, e per seguire dei corsi all’università. Ho imparato da lei a essere disciplinata, concentrarmi sull’apprendimento della scienza e sull’apprendimento di un’altra lingua straniera, l’italiano. Alcuni anni dopo, lavorando all’università di Berkeley, come donna in un campo prevalentemente maschile, come l’astronomia e l’astrofisica, ero una minoranza e ho imparato a ignorare le discriminazioni, a lavorare più duramente che mai, a sopravvivere professionalmente e personalmente.

Ho amato il mio lavoro, più in osservatorio che in ufficio, ma la cosa più dura era bilanciare il lavoro con la mia famiglia, con mio marito, i miei figli, i miei amici e con la mia lontana famiglia in Turchia. Dopo così tanti anni che vivo in un Paese che non è quello dove sono nata, mi interrogo spesso. Chi sono? Dove mi sento a casa e felice? Ho difficoltà ad avere una risposta a entrambe le domande che mi preoccupano. Con l’età, sento di sapere meglio chi sono, anche se non riesco a verbalizzarlo bene.

Nahide

Nata in Turchia

Vive a Lafayette

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