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Privilegio bianco

Sono cresciuto vicino a New York City, in una periferia tutta bianca. Tutti nella mia scuola elementare erano bianchi, eccetto il bidello e una donna nella mensa. Il mio liceo era lo stesso. Ricordo la prima volta che ho sentito di una rivolta razziale: era il 1965, ero uno studente del liceo e c’erano le rivolte a Watts, un quartiere di Los Angeles. Le rivolte del 1965 erano qualcosa di nuovo per me, ma non erano nuove per il mio Paese. Molte rivolte sarebbero venute in seguito; sembrava una ogni cinque o sei anni, e ognuna di queste rivolte è stata avviata da brutalità da parte di poliziotti, e molto spesso dall’uccisione di una persona di colore, come è appena successo a George Floyd.

So, senza dubbio, che il razzismo esiste negli Stati Uniti e che è esistito negli Stati Uniti per centinaia di anni. Ma ho sempre pensato che il razzismo non fosse una parte della mia vita. Sono un liberale della classe media. Io voto sempre democratico; sono orgoglioso di aver votato per Obama tutte e due le volte. Detesto Trump e i suoi tirapiedi; lui e loro sono veramente deplorevoli. Non ho mai pensato di essere un razzista. Non mi definirei mai un razzista. No, mai!

Ma, come il Dottor Martin Luther King, Jr. ha detto una volta, “alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici ma il silenzio dei nostri amici.”

Tre settimane fa aspettavo l’ascensore nel mio edificio. Quando le porte si sono aperte, ho visto due poliziotti (NYPD). Siccome una visita della polizia è un insolito avvenimento nel mio edificio, ero scioccato, ero sorpreso, ma solo per un momento. Noi tutti abbiamo sorriso e loro sono andati sulla loro strada e io sono andato sulla mia strada. Tuttavia, in seguito, in macchina, mi sono chiesto cosa avrei provato in quel corridoio se fossi stato una persona di colore. Shock e sorpresa, certo, ma, senza dubbio, anche ansia e qualche livello di paura. Nonostante adesso abiti a NYC, la città che era famosa per “fermare e perquisire” (“stop and frisk”), non ho mai pensato in questo modo il risentimento e la paura delle persone di colore verso il NYPD.

Qualche giorno fa ho letto un articolo sulla disparità economica tra le persone bianche e le persone di colore negli Stati Uniti. I numeri sono sconcertanti. Per esampio il reddito medio annuo di una famiglia bianca nel 2014 è stato, più o meno, di 71.000 dollari mentre è stato di 43.000 dollari per una famiglia di colore. Un altro esampio: la ricchezza media di una famiglia bianca nel 2016 è stata, piu o meno, di 150.000 euro mentre è stato di 13.000 euro per una famiglia di colore. Più reddito e più ricchezza si permettono una famiglia bianca più scelte hanno per quanto riguarda il dove abitare, quali scuole fequentare, quali cure mediche avere. La famiglia di colore parte da dietro e resta indietro.

Alla fine quello che ho letto e ascoltato mi ha portato al concetto di privilegio bianco. Questo non è un concetto nuovo. È stato scritto così per molti anni. Ma per me era nuovo; era una cosa a cui non ho pensato mai. Privilegio bianco è concetto accettato; ci sono molti articoli e studi su questo concetto.

Nelle mie semplici parole il privilegio bianco significa che le persone bianche ricevono un vantaggio dalla nostra società solamente in virtù del colore della loro pelle. Non c’è un campo di gioco uguale tra le persone bianche come gruppo e le persone di colore come gruppo. Non significa che tutte le persone bianche sono benestanti, ma solo che anche i più poveri tra le persone bianche sanno che non vorrebbero mai essere nere; è proprio più facile essere bianco. Questo privilegio non è insegnato, è intrinseco. Questo privilegio risale all’inizio della schiavitù in questo Paese ed è una ragione grande per cui il razzismo esiste ancora oggi.

Da giovane c’era un fumetto che si chiamava “Pogo”. È famoso per questa citazione: “Abbiamo incontrato il nemico e lui è noi.”

Cosa devo fare? Cosa dobbiamo fare noi persone bianche per influenzare i cambiamenti? Ovviamente dobbiamo continuare a sostenere le politiche e i legislatori che sono progressisti. Ma è necessario fare di più. Uno scrittore, un professore di teologia morale, concluse che la bruttezza del razzismo sarebbe continuata a sopravvivere e a crescere fino a che le persone bianche non si confrontavano con le persone bianche con conversazioni sul razzismo di ogni tipo, con chiunque – la famiglia, gli amici, i vicini, i capi, il clero, i negozianti, ecc. – a tavola, in un locale, sul campo da golf.

Certamente questo è uno spunto di riflessione. Certamente questo sarà difficile, lo scontro è sempre difficile. Certamente questo vale la pena provare. Certamente questo è atteso da tempo.

Jim

Nato negli Stati Uniti
Vive a New York City

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