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Quale futuro

Pare che il virus Covid 19 stia capovolgendo il mondo. Nessuno può dubitare che gli ultimi mesi abbiano avuto un enorme effetto sulle nostre vite, ma come sarà il futuro? Alcuni credono che il futuro sarà proprio come il passato, che potremo “tornare alla normalità”, ma non ci credo io. Credo che stiamo assistendo all’inizio di un profondo cambiamento.

Ci sono tre segni che puntano verso questo cambiamento. Il primo è l’enorme divario tra il redditi dei ricchi e quello dei poveri. Il virus ci ha fatto riconoscere quanto siamo dipendenti da infermieri, operatori sanitari, addetti alla spazzatura e persone che per decenni hanno appena guadagnato abbastanza per vivere, mentre altri hanno guadagnato enormi somme nel settore finanziario. Questo divario non può continuare.

Il secondo segnale è l’attuale protesta contro il razzismo. Dopo la morte di George Floyd molta gente in tutto il mondo è stata disposta a sfidare il divieto di blocco per esprimere la sua frustrazione per il fatto che molte persone vengono trattate in modo diverso solo a causa del colore della loro pelle o del loro Paese di origine.

Il terzo segno è la nostra consapevolezza del cambiamento climatico.

Nessuno dovrebbe fingere che sarà facile realizzare il cambiamento. Qualsiasi tentativo di cambiamento nelle struttura economica rischia di essere affrontato da una resistenza feroce da parte di grandi società internazionali. E se queste esercitano un potere politico e sono in grado di controllare i media, sarà veramente difficile effettuare un cambiamento. Senza un giornalismo indipendente dal governo c’è sempre il pericolo che ogni tentativo di smascherare l’ingiustizia verrà presentato come una notizia falsa. Ogni disgrazia sarà dunque colpa di un gruppo “al di fuori”, di ebrei, neri, musulmani, comunisti o cinesi.

Neanche questo è l’unico problema. Gli esseri umani sono intrinsecamente tribali e credono prontamente a ciò che vogliono credere. Ogni tanto, in periodi di difficoltà, nascono leader carismatici che offrono soluzioni semplici a problemi complessi. Anche qui è importante che ci sia un giornalismo libero dal governo e giornalisti che non hanno paura di esporre ogni tentativo di cogliere il potere.

Ma oggi pare che ci sia la voglia di realizzare un nuovo futuro. Come sarà? Per filo e per segno non lo so, ma spero che ci sarà: un sistema economico in cui ognuno riceve una ricompensa giusta per il suo lavoro; un mondo in cui le persone sono più gentili l’una verso l’altra; un mondo che non sfrutta il pianeta come nel passato.

È un’utopia? Spero di no, ma dobbiamo scegliere. Vogliamo un mondo di tribù in guerra o un mondo in cui ogni persona ha diritti? Il virus ci spinge a decidere.

Iain

Nato in Inghilterra
Vive a York

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