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Stare al mondo

In apnea. È come se avessi tirato fuori la testa dall’acqua dopo un tempo indefinito, immersi come siamo nelle incombenze del quotidiano. Una costante rendicontazione sul da farsi. I soldi, sapere come trovarli e come spenderli. Le persone, come prendersene cura. Il tempo, come non buttarlo. E poi il lavoro e tutto quello che si porta dietro. E intanto i capelli ingrigiscono, le energie calano e noi scoloriamo nello sfondo.

Poi, giorni fa, mentre camminavo lungo una strada di campagna, mi sono chiesto se avrei potuto raccogliere il finocchio selvatico che cresceva lungo un dirupo, come avrei fatto a riconoscerlo. Da tempo mi dico di farci un liquore, me lo aveva insegnato un coinquilino, si chiamava Carlo, studiava medicina, a volte studiava tutta la notte: lo immergi per un paio di giorni nell’alcol puro e via. E mentre me ne stavo lì a pensare a come avrei potuto riconoscerlo, ho allungato una mano per raccoglierne un rametto e l’ho annusato. Un profumo stridulo: sì, è finocchio. Bastava annusarlo.

E poco più in là un campo di grano, un mare di spighe mosse dal vento, spighe che diventano farina, farina che si fa pane e pasta, pane e pasta che danno sostentamento al corpo. Tornando verso casa abbiamo anche ritrovato la carcassa di un serpente che qualche giorno prima era strisciato a pochi passi dai piedi di mia figlia. C’è un serpente, mi sono detto quel giorno, azione reazione, e prendi tua figlia al volo e la porti via dal pericolo. Riconoscere l’odore di un finocchio, riconoscere la commestibilità del grano, evitare il morso di un serpente.

È così, che in questi giorni e in queste notti, mentre scendo in cucina a mangiare una pesca di notte, questi giorni di caldo afoso e pandemia, sì, è il 2020, solo in questo periodo capisco cosa significhi fare arte, questo stare in ascolto del mondo. Perché uno pensa che significhi esprimere quanto si prova, bella questa poesia, bello questo quadro, bello questo video, e invece è piuttosto riconoscersi parte integrante di un tutto più grande, uno stare con la testa fuori dall’acqua per riconoscere l’odore di un erba selvatica: zero google, solo naso, software incorporato.

Me lo ero dimenticato.

Ugo

Nato in Italia
Vive a Perugia


1 risposta su “Stare al mondo”

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