Nel treno verso Praga

C’era un uomo di bella età, direi che aveva circa 55 anni, sul treno per Praga da Marsiglia. Come potete sapere, è un viaggio molto lungo, però è una delle più belle esperienze che ho fatto finora. Lui era molto educato, direi che poteva parlare due o tre lingue. Faceva i calcoli su una pagina.

Però una cosa che mi ha stupito era che li faceva senza calcolatrice, né usava il suo telefono. Quei calcoli non erano calcoli facili come una moltiplicazione oppure una divisione. Era un calcolo proprio complicato. Mi sono ricordato dei miei giorni all’università, quando prendevo i corsi di alta matematica.

Ho preso immediatamente interesse per quest’uomo da quel momento. Dopo che ha fatto i calcoli, ha assunto un’espressione come se volesse fare una conclusione nella sua mente. Poi ha preso un giornale, era in francese. Le notizie, la politica del mondo, tutto era in francese, quindi non saprei di cosa parlava. Comunque continuava a leggere con interesse e con uno sguardo curioso, però allo stesso tempo un po’ dispiaciuto, perché la sua faccia e i suoi occhi non potevano nascondere una delusione.

Poi, come se ne avesse abbastanza delle notizie disturbanti, mette il giornale da parte e mi dà uno sguardo e un sorriso amichevole, ed esce dal suo posto per fare un giro sul treno e torna con un caffè e un panino al formaggio, che sono molto comuni, soprattutto al bar del treno.

Una cosa che mi ha interessato è ciò che ha fatto dopo. Prende una salvietta di carta, la mette sul tavolo come un tovagliolo e inizia a pranzare con il suo caffè lungo. Un pranzo molto semplice, come se fosse perfetto per il viaggio sul treno.

Dopo un po’ arriviamo ad una stazione dove quest’uomo scende, però prima di scendere sorride e mi dice “buon viaggio”, una frasa semplice per concludere.

Dopo io rimango sul mio sedile godendo il panorama bellissimo, vedendo i luoghi lontani, tranquilli, con le valli, le montagne, dove posso vedere la neve. Una campagna sconosciuta, lontana dalla città, che ha il suo mondo e i suoi interessi completamente diversi, e ti fa pensare alla tua vita.

Stavo pensando a come sarebbe la mia vita a quell’età, che memoria avrei io della mia vita, se sarei contento oppure stanco oppure deluso. Forse sarei felice come sembrava quest’uomo sconosciuto. Felice a modo suo, calmo, contento, impegnato, ancora interessato e curioso del mondo.

Come se avesse qualcosa di molto semplice, non complicato nella sua esistenza, come se lui tenesse un segreto su come essere felici in modo semplice e allo stesso tempo molto profondo, con la sua particolarità, gentilezza e dignità.

Non sono sicuro di tante cose nella vita, forse dovrebbe essere così. Ma dopo quell’esperienza sul treno verso Praga, seduto accanto a un uomo sconosciuto con gli occhi pieni di vita, è come se avessi scoperto che la vita potrebbe essere semplice, che l’uomo potrebbe essere semplice e trovare la felicità in questa semplicità.

Nuradin

Nato in Kazakistan
Vive a Sidney