La mia sorella gemella era una bambina indesiderata. Meno male anche una figlia molto desiderata. Per lo meno il suo arrivo era sorprendente. Il medico di famiglia aveva deciso nella sua onniscienza che c’era solo uno nel pancione di mia mamma. Non aveva ritenuto necessario ascoltare un secondo parere, bastava il suo giudizio.
Tuttavia mio padre aveva una visione lungimirante e non vedeva l’ora che arrivasse questa espansione della famiglia, ci sarebbero stati gemelli, ne era sicurissimo. L’anno precedente era già nato un primo figlio e i figli erano considerati benedizioni. Mia mamma non sapeva bene di chi fidarsi dei due uomini: il dottore, molto rispettato e autocratico, oppure il proprio marito, che era così convinto da aver fornito una culla aggiuntiva e persino un lavatrice in attesa di una doppia quantità di pannolini.
Questa notte d’estate, dopo essere venuta al mondo io, il medico sbalordito scopriva: “Ne sta arrivando un’altra! ” Doveva ammettere a denti stretti il suo errore di calcolo.
Mia sorella nasce due ore dopo di me alle ore 00.10, già, in realtà, il giorno successivo. Il medico insisteva ad impostare con esattezza l’ora e la data nel certificato di nascita di mia sorella, probabilmente cercando di riconquistare la sua autorità. In questo caso non era all’altezza di mio padre che gli impedì di farlo, irremovibile a sua volta. È così che mia sorella ed io abbiamo in realtà il compleanno nello stesso giorno, anche se non è la verità.
C’erano tre testimoni dello stesso evento, ognuno con il suo punto di vista e le proprie emozioni. Il dottore avrebbe voluto lasciare la mia sorellina al suo posto e negare la sua esistenza perché ci teneva tanto al suo prestigio. Mio padre era euforico come uno che ha vinto la lotteria, perché all’improvviso era diventato il pater familias di una grande famiglia. Poi mia mamma che ci era andata di mezzo, completamente spossata, ma sollevata di esserne uscita viva, poiché qualche anno prima sua sorella morì di parto. Ce ne sarebbe dovuto essere un quarto, di testimone, ma l’ infermiera è arrivata in ritardo al parto in casa perché era stata trattenuta dalla polizia per essere andata in bicicletta senza luci.
Questo episodio faceva sempre parte delle nostre cronache familiari. Da bambina consideravo mio padre l’eroe della storia e il medico un sovrano caduto dal suo piedistallo. Mia madre pareva di avere un ruolo secondario nella storia e mi ci è voluto del tempo per capire che era lei la vera protagonista.
Nel corso degli anni cominciai a riflettere su queste cose. Come sarebbe stata la versione raccontata dal medico? Non si è mai scusato con i miei genitori? Potrei conoscere la personalità di mio padre dalla storia? Perché non ho mai parlato con mia mamma com’era stata per lei? Inoltre sarebbe più figo essere le gemelle con compleanni diversi?
Visualizzare di nuovo le cronache familiari mi fa scoprire come queste hanno dato forma alla mia vita. Mettendomi nei panni degli altri capisco qualcosa di ciò che guida le persone. Che cos’è il bene, il vero e il bello per loro? E cos’è per me? Perché noi possiamo guardare la stessa cosa e vedere qualcosa completamente diverso? Guardiamo alla realtà per scoprire la verità o conosciamo la verità e così possiamo vedere la realtà per quello che è? Per queste domande mi servirebbe una vita intera e così andrà avanti inciampando. Potrebbe volerci un po’ di tempo per scoprire qualcosa di vero. Potrebbe essere qualcosa di bello. E ogni tanto la verità appare sulla scena inaspettata, come un innocente neonato.
“Gli dice Pilato: Che cos’è la verità? “
Vangelo di Giovanni 18:38
Renske
Nata in Olanda
Vive in Olanda