Elizabeth

Quando ero piccola sapevo che ero fortunata e non solo perché vincevo spesso i giochi ma perché c’era una pausa. Mio padre era soldato prima che il nostro Paese entrasse nella seconda guerra mondiale. Lui ha ricevuto un ordine segreto per un posto da qualche parte nel Pacifico. Dopo la partenza da New York l’aereo è atterrato a San Francisco per la benzina e anche perché c’erano dei problemi meccanici. L’ordine militare ha detto che la seconda fermata sarebbe stata a Honolulu. La mattina successiva ha saputo che la forza aerea giapponese aveva attaccato e distrutto Pearl Harbor all’alba. A causa di una pausa mio padre era vivo. Senza questa pausa non sarei qui. Accidenti!

Oggi sto pensando alla mia vita e ricordo con piacere i miei studi classici all’università, il mio matrimonio, le nascite dei bambini, i successi nella mia vita professionale, ma so anche che ci sono gli intervalli in cui non ho fatto le cose spettacolari come quelle che si trovano in un buon curriculum vitae. Nonostante queste pause siano inutili per cercare un lavoro infatti questi intervalli sono critici per capire la mia interiorità.

A trent’anni ero avvocatessa, una donna giovane, ambiziosa, molto occupata. A quarant’anni mi sono fatta male alla schiena e improvvisamente non potevo fare sport o lavorare o persino camminare. Era una lunghissimo pausa di sei anni. A meta’ del mio recupero la fisioterapista mi ha dato una spilla bianca e rosa su cui e’ stato scritto un messaggio breve, “Mi piace moltissimo la mia schiena.” Lei mi ha consigliato: “Metti la spilla in un posto dove puoi guardarla spesso e ripeti la frase ogni giorno.” Non l’ho capito. Per anni mi sembrava che la recitazione era un’azione assurda, una bugia, qualcosa che esprimeva un sentimento finto ma obbedivo alla fisioterapista. C’era una pausa in cui recuperavo mentre mi cimentavo con il senso del messaggio. Alla fine la mia vita professionale è ricominciata ma a metà velocità e con un po’ più di comprensione del messaggio.

Adesso sono costretta di nuovo perché c’è una pandemia e mi sembra che sia troppo pericoloso andare a trovare la mia famiglia oppure frequentare una scuola in persona oppure andare a teatro. Allora faccio una pausa nuova e involontaria. Da due anni uso la pausa per trovare piccoli successi come quando ho vinto una battaglia personale con il condizionale composto. Per essere più seria ora mi pare che il mio vecchio mantra contenga sensi alternativi più profondi. Adesso ci penso spesso quando ripeto le parole. Sono fortunata.

Elizabeth

Nata negli Stati Uniti
Vive a Orinda