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I miei libri

#radici

Avvicinandomi all’età di 60 anni, mi sono chiesta quali sono le mie radici. Mi sono chiesta dove mi sento a mio agio e cosa le mie radici mi hanno insegnato.

Per me le mie radici sono i miei libri. I miei libri sono la mia casa, un posto in cui mi rifugio quando ho bisogno di consolazione, quando voglio dimenticare certe cose dolorose o quando cerco distrazioni. I miei libri sono anche nutrimento per lo spirito, ci cerco un modo per vivere meglio.

Leggendo libri impariamo molto e la nostra personalità può formarsi in una personalità più sviluppata e più tollerante. Per capire quello che vogliono dire i libri che leggiamo, abbiamo bisogno di uno spirito aperto, dobbiamo essere pronti a riflettere e forse a cambiare le nostre opinioni su alcune cose.

Mi ricordo la mia infanzia, una infanzia senza preoccupazioni perché i miei genitori erano sempre lì, disposti a prendersi cura dei loro figli. Mio padre per esempio, ci raccontava sempre storie emozionanti che aveva inventato. Io e mia sorella le ascoltavamo sempre prima di andare a letto e dopo ci addormentavamo molto contente per godere di un sonno profondo e dolce. Durante tutta la mia infanzia i miei genitori mi regalavano libri: ogni compleanno, ricevevo un libro che leggevo il giorno stesso. Ero un membro della biblioteca. I membri potevano prendere in prestito due libri, ma due libri per me non erano sufficienti. E quindi avevo inventato un trucco: quando avevo letto un libro, lo riportavo e riprendevo due altri libri, in modo che avevo sempre tre libri da leggere a casa. Mi ricordo ancora l’odore tipico della biblioteca nel paese dove sono cresciuta: un odore un po’ umido di libri già letti tante volte, un odore che amo tanto.

Queste influenze mi hanno formato e mi hanno dato questa preferenza per i libri. Dopo il liceo classico sono andata a studiare lingua e letteratura francesi. Ho dovuto leggere romanzi, saggi e poesie di tutti i secoli, il tutto accompagnato dalla letteratura sullo sfondo. La letteratura mi ha insegnato molto e alcuni romanzi e alcune poesie sono diventati i miei compagni per sempre nel viaggio della mia vita.

Nella sua lettera del 1513 al suo amico Francesco Vettori, l’umanista e diplomatico Niccolò Machiavelli formulò che cosa significavano per lui i filosofi dell’antichità. È un esempio molto bello di un ritorno alle sue radici (= filosofi) per avere consolazione, pace e felicità.

“Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.”

Per Machiavelli, i filosofi dell’antichità erano le sue radici: i saggi dell’antichità lo ricevevano con amore, lo nutrivano con parole di saggezza, rispondevano alle sue domande. È così rassicurante che Machiavelli, per quattro ore, non sente più il suo dolore, dimentica le sue preoccupazioni, non ha più paura né della povertà né della morte. Si arrende a loro con convinzione.

Non avrei potuto formulare meglio che cosa significano i libri per me: sono le mie radici.

Irene

Nata in Olanda
Vive a Zutphen

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