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Il giorno e la notte

Che questo sia un capitolo particolare della storia dell’umanità, lo sappiamo ormai tutti. Un capitolo battezzato “emergenza Coronavirus”. A mia volta, lo paragonerei a una Guerra (con la G maiuscola), anche se non sarebbe un paragone adatto. In guerra si va consci, più o meno, di chi sarà il nemico e si va a combattere contro un proprio simile. In questa guerra, invece,ci troviamo contro un nemico di cui sappiamo poco o niente e il quale sembra saper tutto di noi. Conosce le nostre paure, il nostro stile di vita, le nostre abitudini, come siamo fatti e via dicendo. Partecipiamo tutti, ognuno a modo suo, a combattere questa guerra. C’è chi lo fa restando a casa, chi continuando ad andare a lavoro perché il paese ha bisogno che lo faccia, poi c’è il governo che fa di tutto affinché il periodo passi in fretta e infine (e non per ultimi) ci sono i dottori e i vari operatori sanitari. Questi ultimi si trovano a combattere in prima linea contro questo nemico portando con sé, come arma di combattimento, i loro camici bianchi, la loro conoscenza ma, soprattutto, la loro voglia di combattere.

A dover rispondere, di prima impulso, alla domanda “come il coronavirus sta cambiando la mia vita?”, mi verrebbe da rispondere che non è cambiato proprio niente. Prima dello scoppio della pandemia, le mie giornate erano fatte di lavoro, studio e casa (uscivo raramente di casa) e tali rimangono tuttora. Continuo a lavorare perché il mio settore di lavoro (agro-alimentare) rimane un punto vitale per l’andamento del Paese mentre l’università continua online. Pensandoci bene, però, in quella che sembra la mia vita di sempre, che mi sembra immutata, ci sono dei cambiamenti, i quali ignoro. Se prima, andando a lavoro, attraversavo il paese incontrando persone per strada e studenti che andavano a scuola, in questo periodo incontro poche persone che devono andare a lavoro come me, ognuno munito delle proprie mascherine e le proprie paure. Inoltre, con le lezioni universitarie che si tengono online, riesco a far combaciare il lavoro e lo studio insieme dato che non è necessario seguire le lezioni in diretta, le si può riascoltare. Poi, è vero che uscivo raramente di casa, ma qualora avessi voluto, potevo uscire liberamente. Oggi, invece, sapere che non basta voler uscire per poter uscire mi fa capire quanto sia fondamentale la libertà di scelta.

Sentendo alcuni miei amici, sono riuscito a capire che in un modo o nell’altro, questo periodo sta portando dei cambiamenti nella vita di tutti noi, a volte a nostra insaputa. Una di loro mi raccontava che per lei, così come per me, non è cambiato proprio niente, ma nota che le manca molto uscire con gli amici, le manca non poter viaggiare e la libertà di uscire di casa. Per un altro, stare a casa gli fa pensare a dei momenti passati, gli fa venire la voglia di ascoltare canzoni che appartengono a quei momenti, insomma di rispolverare i vecchi ricordi. Impiega il tempo a sua disposizione per cercare di fare cose che non faceva prima, tipo, impegnarsi nello studio dell’italiano.

Concludo citando una frase interessante che mi ha detto uno dei miei amici: ora la notte mi sembra il giorno e il giorno la notte. Penso che questo riassuma il pensiero comune di tutti.

Kehinde

Nato in Nigeria
Vive a Scordia

 

 

 

1 risposta su “Il giorno e la notte”

In questi giorni di quarantena Kehinde attraversa il paese per andare a lavorare, occupandosi di un settore vitale per il Paese: l’agro-alimentare. Quando parliamo di un piccolo borgo, usiamo la minuscola; quando parliamo di una nazione usiamo la maiuscola. Una lettera che cambia tutto.

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