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Il mio Giappone

/ UN VIAGGIO INDIMENTICABILE /

Così lo chiamo io, il mio Giappone, perchè è un Paese che ho imparato ad amare e ora mi porto nel cuore, un Paese nel quale ho veri amici, e perchè comunque io il Giappone lo vedo con i miei occhi.

La prima volta che sono stata lì ho subito uno shock culturale, adesso a tante cose mi sono abituata: ho incominciato a capire la mentalità giapponese. Una cultura così diversa dalla nostra è affascinante. Quello di cui voglio raccontare sono proprio le diversità culturali nella vita quotidiana.

All’ingresso dei templi bisogna togliersi le scarpe, questo lo sappiamo tutti anche se non siamo mai stati in Giappone, ma cosa facciamo quando siamo invitati in una casa privata?!? Anche lì ci togliamo le scarpe, prima di mettere piede sul Tatami, la stuoia di fibra di riso (dello spessore di un materasso) delle case giapponesi. Ma non tutti ce l’hanno, è molto costosa. Comunque ci si tolgono le scarpe all’ingresso di casa e da persone educate si girano rigorosamente le punte verso l’uscio, pronti a balzarci di nuovo dentro a visita conclusa. Nelle case giapponesi ci sono ciabattine in abbondanza, numero unico o quasi, che aspettano gli ospiti. Se poi dobbiamo andare in bagno, attenzione! Dobbiamo assolutamente cambiare le ciabattine con un altro paio, pronto all’ingresso del bagno. È una cosa sporca e vergognosa fare uso delle stesse ciabatte in bagno e nel resto della casa!

Soffiarsi il naso in pubblico è tabù! In giro per il Giappone non vedremo mai nessuno fare questo gesto: quando si ha il raffreddore si porta una mascherina, prima di tutto per rispetto verso gli altri, e se poi proprio ci si deve soffiare il naso si va in bagno, da qualche parte. Io ho avuto purtroppo un forte raffreddore una volta in Giappone, non sono voluta stare tutto il tempo in albergo e sono andata in giro, soffiandomi il naso ma cercando di nascondermi in ogni angolo possibile durante questo atto. La mia carissima amica giapponese Keiko mi ha procurato dei pad, una specie di cerottoni che sviluppano calore e me li ha cacciati amorosamente su per la schiena. E mi ha portato alla scoperta di questo interessante Paese.

Nei bagni pubblici il giapponese lascia scorrere l’acqua per evitare che altre persone sentano i rumori indiscreti dei suoi bisogni. Ci sono anche bagni dotati di water high tech, con diversi bottoni per diverse funzioni come risciacquo, aria calda per asciugarsi e altro: fra queste funzioni c’è un pulsante che attiva una musica, per esempio il canto di uccellini, che deve coprire i nostri rumori più intimi. Fra i tanti pulsanti si rischia di non trovare subito quello dello sciacquone!

In Giappone si fanno regali, sempre: quando si va in visita, quando si va in vacanza ma anche se si va per un fine settimana da qualche parte, si torna con un regalino per parenti e amici. Piccoli regali, ma necessari: sono molto apprezzati, sono l’espressione di quanto una persona ci sta a cuore. Un pacchetto di biscotti, una scatolina minuscola di dolcetti, un bel biglietto sono graditissimi, vogliono dire che abbiamo pensato a questa persona. Prima di un viaggio in Giappone (ne abbiamo fatti diversi, mio marito ed io, specialmente mio marito perchè ha diversi progetti di lavoro con colleghi giapponesi) noi riempiamo buona parte delle valigie con regali per colleghi e amici, per esempio piccoli panettoni, vasetti di Nutella (molto apprezzati da chi ha figli, la Nutella non esiste in Giappone!), dolci di Natale tedeschi e italiani, biscotti allo zenzero.

Importante regola comportamentale giapponese: chi riceve un regalo, non lo apre mai senza aver chiesto prima il permesso di colui che glielo ha portato.

Le confezioni regalo sono una cosa bellissima ed esagerata in Giappone, decisamente esagerata. In un pacchettino regalo di dolcetti ogni singolo dolcetto è incartato, all’interno del pacchetto! Una cosa ecologicamente non sostenibile anche se bella da vedere. I colori dei pacchettini regalo, incredibile! Un arcobaleno di buon gusto.

Dappertutto c’è un grande rispetto per il prossimo e soprattutto verso gli anziani. Sono gli anziani a dettar legge in Giappone, nelle ditte, nelle università, nella vita privata. Un sistema con pro e contro, sicuramente non facile da accettare per chi viene da Paesi come i nostri, ma un sistema dove comunque l’esperienza di vita conta, non viene accantonata nel ripostiglio.

In Giappone si fa la fila: alla salita dell’autobus, del treno, della metropolitana. Ci si dispone seguendo strisce colorate disegnate per terra, si seguono esattamente queste strisce con le loro curve. Possiamo star sicuri: il mezzo di trasporto che aspettiamo si fermerà esattamente dove finisce la striscia!

I giapponesi sono estremamente ligi al dovere e sono molto disponibili, sempre e comunque pronti ad aiutare. Da occidentali ci si sente un po’ rudi al confronto! Mi ricordo con quanta pazienza il guidatore di un’auto elettrica ha aspettato che io terminassi di godere la vista del bel panorama da questo parcheggio panoramico: io non mi sono accorta di una macchina in arrivo, assolutamente silenziosa com’era, e il giapponese ha atteso pazientemente, con un sorriso, che la turista finisse di ammirare la bellezza del suo Paese.

Una volta alla stazione di una cittadina vicino a Yamadera, la montagna sacra dove ho affrontato 1200 gradini per visitare i diversi templi in questo paesaggio incredibilmente spettacolare e al tempo stesso estremamente pacifico, il capostazione pur non parlando inglese ha cercato di comunicare con me, che allora non sapevo parlare poco o niente giapponese, e mi ha trasmesso la sua gioia e il suo interesse verso gli stranieri, verso persone provenienti da un mondo così diverso dal suo. Al ritorno alla stazione, dopo la visita alla montagna sacra, ho sentito una persona picchiettarmi su una spalla, mi sono girata a vedere ed era lui, il capostazione, con un regalino per me: mi ha dato una gru fatta con la tecnica origami del piegare la carta, la gru è un portafortuna! Ho ancora davanti a me il sorriso di quest’uomo. Naturalmente abbiamo fatto un selfie.

Un’altra volta, durante il mio primo viaggio in Giappone venticinque anni fa, in un tempo quindi in cui si parlava molto meno inglese di adesso, ero sulla metro a Kobe quando ad una stazione hanno fatto un annuncio in giapponese, solo in giapponese: come reazione tutti quanti hanno cominciato a scendere dal treno. Un signore si è avvicinato a me e con il suo poco inglese mi ha fatto capire cosa stava succedendo, la metro ha avuto un guasto e il viaggio finiva lì.

Due anni fa ho visitato il museo e il parco della bomba atomica a Nagasaki, insieme a mio marito: lì nel parco un vecchio signore giapponese che era bambino ai tempi della Seconda Guerra Mondiale si è avvicinato e ci ha ringraziato per l’interesse verso la storia del suo Paese. Mi sono venute le lacrime agli occhi. Morale della favola: il giapponese è una persona estremamente gentile e piacevole.

I profumi del Giappone per me sono quelli dei bastoncini di incenso davanti all’ingresso dei templi, che si accendono per ringraziamento o per chiedere una grazia, e i profumi delle cittadine del tè, in particolare penso a Uji, la città del tè verde, dove ad ogni angolo ci sono torrefazioni di tè con il loro caratteristico profumo, che amo. E poi naturalmente il profumo dei locali dove fanno la buonissima zuppa Ramen, con il profumo speciale di brodo a base di soia e pesce essiccato o carne.

Avrei ancora tanto ma tanto da raccontare sul Giappone, ma il resto sarà per un’altra volta. Intanto uno dei miei desideri è quello di poter tornare in Giappone, di rivedere i miei cari amici non appena la pandemia sarà sotto controllo e la vita tornerà un po’ ad essere quella di una volta.

Giusy

Nata in Italia
Vive in Germania

1 risposta su “Il mio Giappone”

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