Stare soli

# le piccole virtù

I miei genitori erano figli della guerra, più esattamente sono cresciuti durante quegli anni dell’orrore e quella educazione si è riflessa sulla mia educazione. Grave, senza domande, solo, poco tempo libero, severa, imparare è molto importante, ho sentito spesso questo argomento: “sei fortunato che puoi imparare”. La mia gioventù si svolgeva secondo leggi di un altro tempo e ho imparato a vivere da solo, a badare a me stesso con piccole cose ‘buone’, con molti sogni, vivere nel silenzio dello spazio.

Non so se questa è una “virtù”, il cavarsela, ma avevo deciso di dare un’altra educazione ai miei figli benché vivere nel mio mondo mi abbia sempre aiutato, ma per l’istruzione ero stato molto più libero: potevano andare in palestra, seguire corsi di musica, avere molti amici ma non potevano dimenticare che un giorno potevano essere soli. Gli ho imparato il desiderio di essere e di sapere, l’importanza del dialogo fra genitori e figli, di andare avanti.

Non mi interesso realmente alla politica attuale, alla situazione mondiale, non posso cambiarle, ma le seguo perché possono avere un’influenza sulla mia vita indipendente, sulla mia libertà. L’inquinamento mi preoccupa di più, perché ha una grande influenza sulla vita dei miei figli, certamente per il futuro, anche sulla mia vita.

Vivere da solo implica una vita ben organizzata, un po’ autistica, come dicono i miei amici, ma non egoistica. Non è solitudine, non è l’esclusione da ogni rapporto di presenza, ma sapere vivere da solo se ce n’è bisogno. Ho molto amici, amo molto la gente. Anche oggi penso di essere libero, non ho bisogno di persone intorno a me per stare bene. Per me è una “piccola virtù”, un valore importante.

“Piccolo” del resto è un aggettivo caro a Natalia Ginzburg: “C’è un angolo della mia anima dove so molto bene e sempre quello che sono, cioè un piccolo, piccolo scrittore”.

Guy

Nato in Belgio
Vive a Begijnendijk