Quando sto pedalando sulla “strada delle vette”, mi viene spesso la voglia di gridare: “Grazie! Grazie alla vita!”. Non immaginate che vivo in montagna. Devo dire che ho sempre pensato che la strada delle vette era un nome un po’ pretenzioso per un altitudine di cento metri. Dopo la torre idrica, mi fermo per impregnarmi del panorama. Alla mia destra, un patchwork di vigneti verdi e di campi secchi. Ne approfitto per degustare una delle pesche che ho trovato sotto un albero sul ciglio della strada. Il succo sanguigno mi scende tra le dita.
Arrivano un paio di ciclisti, veri ciclisti che pedalano, senza batteria. Mi saluteranno? Vvvzzzzzzz. Non mi hanno vista. Non mi importa nulla se io non esisto per loro. Non vado in bici per lo sport ma per la boccata d’aria, il bagno di natura nella campagna spianata ai miei piedi fino al confine dell’estuario. Oggi è blu, la Gironda, come il cielo, fa un contrasto perfetto con i campi di girasoli.
Dove andrò adesso? Non c’è un soffio di vento, non è ancora caldo ma sufficiente per le bisce, allora preferisco evitare i piccoli sentieri con l’erba alta. Perché non prendere la pista nelle paludi che va al piccolo porto con i capanni da pesca e le loro grandi reti quadrate che si riflettono nello specchio d’acqua? C’è l’alta marea, potrò chiudere gli occhi e sentire il rumore del mare. Andiamo!
Giro a sinistra sulla strada del mandorlo, così appropriatamente chiamata, con un vecchio albero, il primo di tutti a fiorire nel cuore dell’inverno. Do un’ultima occhiata alla fila di pioppi che fiancheggiano le paludi all’orizzonte prima che scompaiano dietro un piccolo bosco, passo un ruscello e poi pedalo in salita per raggiungere la strada bassa fine all’alloggio della cicogna. Non c‘è nessuno nel nido oggi. Un paio di pedalate in più e imbocco il cammino bianco con un canale su entrambi i lati. Servono come canali di abbeveratoio e di recinto a una mandria di mucche rossastre che faranno una brutta fine tra poco ma non saranno nel mio piatto. Mi guardano passare e girare sul vicolo cieco. Vicino alla chiusa, c’è una tenda della stessa forma dei riflessi delle reti. Un uomo sta bevendo un caffè. Mi sorride.
– Lei ha dormito qui? Non ha avuto paura?
– Con l’Amicizia e la Tolleranza vegliando su di noi?
– Allora, le avete viste le due barche! Mi piace quando sono tutt’e due ormeggiate allo stesso palo. Quanti siete?
– Viaggio con mia nonna. Stiamo andando fino alla sua terra natale, il Portogallo. Ecco la sua bicicletta, l’ho fatta più robusta, ho cucito delle borse resistenti…
– Ma dov’è sua nonna?
– E’ morta sei mesi fa, allora lo faccio per lei questo viaggio, è un modo di pensare a lei e di fare qualcosa che avrebbe voluto fare.
– Che bellissima storia! Allora vi auguro buon viaggio ad entrambi. Complimenti per questa grande avventura… Ora che ci penso, vorresti alcune pesche? Ne ho colto un sacco. Sembrano come topolini quando le tieni nella mano, ma sono veramente succose.
– Grazie! Pianterò i noccioli lungo il nostro percorso pensando a lei!
Ricomincio a pedalare, vado alla fine del canale, dove si possono vedere le ondine lambire i pali che sostengono i capanni. Noto che due dei capanni sono stati ridipinti, ringrazio i pescatori con la mente, il bianco farà un bellissimo riflesso. Faccio una ennesima foto, ne ho centinaia di questo posto, ma non riesco a resistere agli ombrelli del finocchio in primo piano, e poi riprendo la bici. Prossima tappa: il panificio (sento già il profumo), pedalo allegramente verso il piccolo paese di St Thomas, ringraziando la vita per una mattina ordinaria d’estate.
Sylvie
Nata in Francia
Vive in Francia
È bello lasciarsi trasportare dal viaggio in bicicletta di Sylvie: si passa dalle sensazioni visive a quelle sonore a quelle del gusto. Per non parlare degli incontri, quelli che contano e che lasciano uno scroscio di gioia pura che ci fa dire che la vita è veramente bella.