Un osservatorio

“Chi legge sa molto, ma chi osserva sa molto di più”

Alexandre Dumas (figlio)

La scuola per me è stata un periodo di osservazione. Essendo una persona molto timida, nel passato più che ora, ho sempre considerato l’atto di parlare con molte persone allo stesso tempo (un atto tipico durante la ricreazione a scuola), come una sfida. Allora ho scelto di osservare; una scelta che adesso al contempo rimpiango e ringrazio.

Credo davvero che l’osservazione sia la chiave della comprensione; dopotutto questa è la base dell’approccio scientifico. Tuttavia, rimpiango a volte la mia scelta perché, al contrario del punto di vista idealistico di Edmondo De Amicis in “Cuore”, la maggior parte delle mie osservazioni sono negative.

Ho osservato che la scuola è veramente uno specchio della vita, possiamo dire una società in miniatura. Ho notato quanto siamo diversi; sin dall’infanzia, abbiamo personalità differenti, personalità che principalmente riflettono come siamo cresciuti e anche come i nostri genitori sono stati cresciuti.

Ho osservato che alcuni ragazzi, nemmeno in grado di risolvere un’equazione di matematica correttamente, erano già capaci di creare le loro cricche esclusive, marginalizzando gli altri, giudicati “non fighi”.

Ho visto alcuni genitori, mentre accompagnano i figli a scuola, parlare con loro in un modo degradante, e ho notato che questi figli vittimizzati dai loro genitori (gli stessi genitori che devono proteggerli dall’ingiustizia della vita), non erano capaci di alzare la voce, di rispondere a una domanda, di mantenere il contatto visivo con gli insegnanti e con i loro amici.

Ho anche visto alcuni insegnanti che hanno dimenticato il ruolo essenziale della psicologia nel loro lavoro, e hanno trattato gli studenti in un modo demoralizzante.

Sono grata per la mia capacità di osservare perché in questo modo sono riuscita a capire le persone in maniera più profonda. Ho acquisito la capacità di rilevare nelle loro espressioni e gesti la paura di essere giudicati, il bisogno di compassione, di empatia, dell’amicizia…

Ma ho sempre conservato i rimpianti nel cuore perché ho scoperto più tardi all’università che l’osservazione senza prove ed errori non significa niente. E solo quando ho avuto questa “epifania”, è iniziata la seconda fase della mia vita, che mi piacerebbe intitolare, la scoperta; la scoperta di me stessa; dopo tante osservazioni, ho potuto scegliere il tipo di persona che voglio essere, ma più importante, che voglio “non essere”.

Chiudiamo con una nota positiva. Uno degli eventi più belli accaduti a scuola è stato incontrare due amiche, sorelle veramente, che mi hanno sostenuto per quasi 20 anni, e che erano presenti accanto a me sull’altare il giorno del mio matrimonio l’anno scorso. Queste due amiche sono riuscite ad andare oltre il mio punto di vista ovviamente pessimista, come si vede nel testo sopra, e hanno potuto vedere il mio lato vulnerabile e pieno di speranza che di solito tengo nascosto. E per questo evento e queste persone straordinarie, sono molto grata.

Madeleine

Nata in Libano
Vive in Libano