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Inghilterra

Il mio Paese si sta reinventando. Goffamente e con difficoltà. Pensiamo che possiamo creare un futuro più brillante sulla base di un passato detto glorioso quando “Britannia” era sulla cresta dell’onda. Secondo la teoria in vigore, fino agli anni ‘60, Winston Churchill, le vestigia dell’impero, lo splendore del vincitore, avevano contribuito a una fiducia in noi stessi che prometteva tante cose.

La nostra storia di duecento anni, il nostro ruolo all’inizio della rivoluzione industriale, la nostra lingua diventata lingua franca universale, il nostro contributo allo sport mondiale sarebbero stati riconosciuti in modo tale da assicurarci un posto in cima al podio.

E poi, in un momento di follia, abbiamo rovinato tutto. Abbiamo aderito avventatamente all’Unione europea e, così facendo, con un solo colpo abbiamo perso non solo la nostra capacità di agire liberamente ma anche la nostra identità.

Per fortuna, adesso, grazie alla fiducia straordinaria di Boris Johnson, ci sentiamo, molti ma non tutti, in grado di rinegoziare ogni genere di accordi commerciali, infrangere il diritto internazionale e, soprattutto, di riscoprire l’identità indipendente che ci permetterà di volare di nuovo.

Per Boris Johnson, i dettagli non sono (e non sono mai stati) il suo forte. Ciò che conta è il sogno e la retorica dietro ad esso. L’esistenza di altri 27 Paesi nella comunità europea, che dobbiamo continuare ad affrontare, conta poco. In modo analogo, la probabilità che le altre superpotenze o ex colonie ci concedano condizioni migliori, una volta fuori dell’Unione, rimane da provare.

Per quelli come me, meno dotati di visioni di gloria, non possiamo scappare dalla realtà geografica, ma anche storica, che ci vede come parte del continente europeo e in cui il nostro destino dipenderà dalla crescente capacità dell’entità europea di agire come un singolo blocco in un mondo dominato dagli Stati Uniti, dalla Cina e da altre superpotenze emergenti.

In poche parole, la reinvenzione del mio Paese si base su una fantasia priva di fondamento evocata da un egocentrico che si diverte troppo ma che, a causa del suo bagaglio culturale e patrimonio personale, non ha davvero nessun riguardo per le conseguenze dell’avventura.

L’ultima uscita: spegnere le luci.

Parry

Nato in Germania
Vive a Little Chalfont

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