Categorie
_

Spagna

/ UN VIAGGIO INDIMENTICABILE /

Un anno fa è stato un giorno lungo, mi ero alzata tardi, il giorno prima avevo già fatto la valigia, e qualche settimana prima, avevo imballato, gettato via o dato via la maggior parte dei miei libri, vestiti ed averi. Mi mancavano poche cose da fare, il volo era alle diciotto e, anche se non mi piaceva, mia madre voleva salutarmi, quindi meglio arrivare in aeroporto con abbastanza tempo per fare tutto con calma.

“Dove ha prenotato il soggiorno a Madrid?” mi chiede l’assistente di volo al check in.
“Ho affittato una stanza da un amico di un amico, non è un albergo” rispondo io.
“Non è abbastanza, così non potrà viaggiare” mi dice.
“Ma ho la prenotazione per l’Italia” cerco di spiegargli, mentre lui domanda cosa si può fare al suo collega.

Dopo alcuni minuti mi dice che devo avere una lettera del mio ospite ed una copia del contratto di locazione dell’appartamento. Senza capire bene il perché di tutto questo (mi stupisce ancora, queste scene da banana republic) vedendo che forse il viaggio sarebbe potuto finire prima che cominciasse, scrivo un paio di messaggi, chiedendo questi documenti, ma cercando allo stesso tempo di fare qualche prenotazione in un albergo, nel caso in cui Pasquale, l’ospite, non leggesse i miei messaggi. Anche se mi sentivo un poco ansiosa, ero tranquilla, sapevo che tutto sarebbe andato per il meglio, e dopo un poco, i messaggi coi documenti arrivarono ed ero riuscita a salire sull’aereo, con doppia copia della lettera e del contratto, forse all’arrivo a Madrid dovevo presentarli, ma non è andata così.

Passarono nove o dieci ore di volo, quasi un’ora di spostamento, Antonio, uno dei motivi per cui avevo deciso di cominciare il viaggio per Madrid, mi aspettava all’entrata della metropolitana, mezz’ora dopo eravamo alla stazione Tribunal e alla fine ero arrivata alla strada Barco, all’appartamento di Pasquale e Cayetano, dove c’era una stanza per me; avevo pensato di restare a Madrid per due settimane.

Con questa prima fermata erano iniziati un anno e un viaggio che avevo aspettato per quasi sei anni, avevo deciso di lasciare tutto e tutti, per andare in posti dove non ero mai andata, volevo vedere da vicino le opere di Botticelli, Leonardo, Michelangelo, volevo vivere nel futuro, essere nelle città con grattacieli intelligenti, strade di fantascienza e conoscere culture complesse, diverse, belle, volevo sdraiarmi su spiagge esotiche, imparare a fare surf e respirare la natura selvaggia.

Paradossalmente ero partita con grandi incertezze alla scoperta della certezza, oggi penso che magari volevo scappare, incontrarmi, sfidarmi e anche cambiare me stessa. Il cambio era già cominciato, diverso dai viaggi che avevo fatto fino ad allora, questo era un viaggio senza molte aspettative, e con una pianificazione quasi nulla, sapevo soltanto che dovevo stare a Barcellona per il 24 di Febbraio, alle 6:50 della mattina per prendere il volo che mi avrebbe portato a Firenze.
Comunque mancavano due settimane per questo, allora dovevo conoscere Pasquale, ringraziarlo per avermi mandato i documenti richiesti, così velocemente, e senza potergli spiegare perché aveva dovuto fare una lettera e cercare dappertutto un contratto che non vedeva dal giorno in cui lo aveva firmato. Pascu è un italiano con anima spagnola, molto carino e amichevole, inoltre ho conosciuto a Cayetano, anche carino, ma faceva la pipì sul pavimento se lo si coccolava troppo!

“Vuoi riposare un po’? O magari fare una doccia?” mi domanda Pascu, mentre mi segnala il bagno e come aveva sistemato tutto per il mio arrivo.
“No, veramente non me la sento di fare la doccia adesso” rispondo grata per la cura del mio ospite.
“Inoltre, sicuramente l’hanno disinfettato sull’aereo, vero?” commenta Antonio, siccome ricorda che sull’aereo di certe compagnie passano uno spray disinfettante quando l’aereo arriva in certi posti (una banana republic ad esempio)
“Non è vero!” esclama Pascu mentre io annuisco, ricordando che infatti ho ricevuto questo spray, come parte delle normative delle compagnie.

Dopo aver riposato un po’, sono uscita a pranzare, fare un po’ di spesa, comprare dei pantaloni per fare lo yoga, e conoscere i dintorni, ancora oggi ricordo dei bei posters lungo la Gran Vía annunciando il nuovo anno cinese, lo stile manga era riuscito a rendere carino l’animale dell’anno, il topo. Per me il giorno era iniziato più di venti ore prima, ma Antonio aveva deciso di vincere il mio jetlag a forza di non lasciarmi dormire tropo presto, quindi, avevamo attività per tutta la sera, passeggiate, meditazione e yoga. Così, tra salutare mia mamma, aspettare documenti transatlantici, passare da un taxi a un aereo e dopo in metropolitana, conoscere un italiano vero a Madrid e il suo cane, rincontrarmi con il mio amico, fare le prime spese, sedermi ed osservare la mia mente e fare qualche asana; così passarono le mie prime 24 ore, di questo percorso, un viaggio che ancora non è finito e che sebbene sia stato pieno di momenti spettacolari, mi ha insegnato ad avere fiducia, nel mondo e in me stessa, solo così sono riuscita a convivere con le incertezze giorno dopo giorno, e a rendermi conto che forse, per me, non esiste un’epifania, semplicemente la scoperta della gioia e la bellezza nei piccoli momenti di ogni giornata.

Natalia

Nata in Colombia
Vive a Roma

2 risposte su “Spagna”

Natalia ho letto appassionato la tua storia e vorrei sapere come va a finire… 😊
Come tutti quelli che la leggeranno e sicuramente anche come te.
Per cui continua a scrivere e a viaggiare… se non si può fisicamente almeno con la tua leggerezza e la tua fantasia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *