La torta di briciole

#diario estivo

Non vedevo mia cugina Patty da molti anni, quindi quando ci ha invitato a Toledo, in Ohio, siamo stati felici di accettare l’invito. La madre di Patty, mia zia Emily, era una brava pasticciera. Pertanto non era una sorpresa che Patty era anche una brava pasticciera. Però ero sorpreso che lei aveva una caffettiera pressurizzata italiana (solo il 15 – 20% delle famiglie negli Stati Uniti fa il caffè espresso). Patty mi ha fatto un buon caffè con caffè in grani Lavazza. Questa caffettiera produce una crema che dà più sapore e aroma del solito caffè americano. Mia cugina ha fatto anche una deliziosa torta di briciole (crumb cake), un tipo di torta da colazione. Infatti, quando ho finito di mangiare la torta, c’erano delle briciole rimaste nel mio piatto.

Mia cugina è una guida al Museo di Toledo, e ci ha suggerito di visitare il museo. Visto che non abbiamo opere antiche (egiziane, greco-romane) a Washington D.C., ero entusiasta di vedere la collezione di opere antiche a Toledo. Qualche giorno prima mia moglie ed io eravamo andati a Cleveland, in Ohio, dove abbiamo visto una statua in bronzo di Apollo, un’opera di Prassitele, fusa intorno al 300 a.c.

Sono rimasto a bocca aperta quando l’ho vista. Al Museo di Toledo non c’era una opera di Prassitele (sono pochissime nel mondo), ma abbiamo visto “Il libro dei Morti”, un antico testo funerario egiziano scritto su papiro (circa nel 1000 a.c.). Il rotolo di papiro ha una serie di incantesimi destinati ad assistere il viaggio di una persona morta attraverso il mondo sotterraneo. Il testo e le immagini mostrano la prova finale dove si pesa il cuore contro la piuma della verità. Se il cuore pesa meno della piuma, la persona è ammessa nell’aldilà.

Dopo, per qualche ragione ho pensato alle briciole della torta. Forse potrebbe essere spiegato dalle fabbriche fatiscenti, dalle case in rovina e da altri edifici che crollano che avevo visto durante il viaggio in macchina verso il museo. Una volta, Toledo era una fiorente città industriale, ma la globalizzazione ha trasformato una gran parte del paesaggio urbano in un mucchio di ruggine.

Una torta si può sbriciolare, ma una città? Questo mi ha fatto fermare a pensarci. Ho studiato economia, e c’è una frase di Keynes ben nota tra gli economisti: “A lungo termine, siamo tutti morti”. C’è anche il concetto in fisica, di entropia, che è la mancanza di ordine o, prevedibilmente, un graduale declino dell’ordine. In altre parole, niente dura per sempre. Non possiamo sfidare le leggi della fisica.

Tuttavia, noi, come esseri umani, cerchiamo di vivere, di amare, di lavorare e di pensare come fossimo immortali. Ci comportiamo come se ci fosse sempre un domani. Migliaia di anni fa, gli egiziani costruivano piramidi per durare per sempre, e preservando il corpo e fornendo attrezzature funerarie garantivano l’ammissione nell’aldilà. Infatti, in tutto il mondo molte religioni promettono la vita dopo la morte, la vita eterna.

Abbiamo vissuto con entropia per eoni, ma l’entropia non predetermina le nostre vite, le nostre speranze, i nostri sogni e i nostri piani per il futuro. Sembra che Lorenzo de’ Medici, “Il Magnifico”, non fosse convinto della fede cristiana nell’eternità. La sua poesia Trionfo di Bacco e Arianna spiega bene il motivo per cui bisogna vivere la vita al massimo. Ecco la prima strofa:

Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

David

Nato negli Stati Uniti
Vive a Washington D.C.