Nel cuore dell’Europa

Il mio paese, il Belgio, nacque nel 1830, quasi 200 anni fa, costruzione malriuscita o creativa, Paese di cioccolatini, birre, patatine fritte, cicoria, cavoletti di Bruxelles o Paese di contradizioni nord – sud (come l’Italia)? Ma sempre si trovano soluzioni (anche come in Italia!) nonostante un triste record mondiale di periodo senza governo (540 giorni). Cosa riunisce il nostro Paese? “I fiamminghi e i Walloni amano tutti e due le patatine fritte” ha risposto un co-studente dell’università 45 anni fa. Una risposta vera, certo, ma ci deve essere qualcosa di più profondo, più fondamentale, su cui è basata la nostra unione. Nel 1830 noi, Fiamminghi, saremmo potuti restare con gli Olandesi, e i Walloni si sarebbero potuti unire con i Francesi. Perché i nostri antenati si sono scelti l’un l’altro? Magari la religione, contro i protestanti olandesi? Magari il francese, che fosse la vera lingua nazionale fino al 1930 e addirittura ancora oggi per certi gruppi? È d’altronde notevole che attualmente sia i fiamminghi conoscono appena il francese come i Walloni parlano appena l’olandese. Preferiscono i due comunicare tra di loro in inglese, la lingua internazionale dappertutto. Tuttavia, a partir dal 1830 fino alla prima metà del ventesimo secolo l’olandese era parlato da lavoratori, contadini, piuttosto dalla povera gente; chi voleva essere di moda o credibile, parlava francese. Adesso esiste ancora un sentimento d’ inferiorità culturale da parte dei fiamminghi. Fino a 70 anni fa molti lavoratori guadagnavano il loro pane ancora nel sud, quindi dai Walloni, nell’industria pesante, cioè di carbone e acciaio. Ma siccome la parte meridionale (quindi i Walloni) non hanno modernizzato o sostituito le fabbriche obsolete, quello che ha ben fatto la parte settentrionale (i Fiamminghi), c’è molta disoccupazione e quindi molta povertà nel sud; queste persone a volte guardano con invidia i loro compatrioti del nord. Per questo esiste invece un sentimento d’ inferiorità economica da parte dei nostri connazionali del sud.

Ché faremo allora? Fortunatamente ci sono scambi tra scuole delle 2 parti del nostro Paese. I Walloni hanno capito da tempo che per motivi economici (per esempio in regioni turistiche) la conoscenza dell’altra lingua è molto utile; in città turistiche si cercano guide in entrambe le lingue. Un venditore sul mercato di Spa o Bastogne prova a essere simpatico parlando l’olandese. E… i Walloni amano molto le vacanze al mare, mentre i Fiamminghi sono pazzi per un trip nelle Ardenne.

Un fattore d’unione fanno sopratutto i nostri compatrioti orientali, nelle città Eupen, Malmédy e Sankt-Vith. In origine tedeschi fino al fine della prima guerra mondiale, sono stati attaccati come una sorta di compensazione dei danni al nostro paese. Siccome questa gente (circa 50.000 persone) hanno istituzioni per loro, preferisce il nostro Paese e parla facilmente le 3 lingue nazionali (l’olandese, il francese e il tedesco).

Un fattore che scoraggia i “separatisti” è la nostra capitale Bruxelles, dove si parla molto francese, arabo, italiano, spagnolo, ma poco olandese. Esiste l’unione Wallonie-Bruxelles e i Fiamminghi sanno molto bene che con una separazione perdono questa città importante, dove d’altronde lavorano molti compratrioti … del nord!

Diciamo allora come nell’origine della nostra nazione nel 1830: “L’union fait la force” o in italiano L’unione fa la sforza! E per gli stranieri: “Benvenuti nel paese di cioccolatini, birre , patatine fritte … ma non diminticate le magnifiche città come Bruxelles, Anversa, Bruges, Gent, Liegi etc. e infine la bella natura delle colline delle Ardenne.

(continuazione anno 2022)

Siamo intanto quasi 2 anni dopo o precisamente 20 mesi. Quando ho scritto l’altro testo, speravamo in un vaccino; nel 2021 noi tutti abbiamo fatto il vaccino. Questo anno l’abbiamo cominciato con ottimismo e un grande uffa con la fine di questo tormento. Come si dice in Belgio, l’epoca della libertà è ritornata.

Al momento del testo precedente non avevamo un governo in Belgio, solamente un gabinetto di emergenza in tempo di pandemia. Stavamo migliorando il nostro triste record mondiale senza governo. Fortunatamente dal 1/10/2022 Alexander Decroo sta guidando un governo di molti colori. I diversi partiti si scontrano regolarmente, ma non c’è un’ alternativa, certamente con il grande deficit di bilancio a causa del Coronavirus. Nell’altro testo non ho parlato ancora dei presidenti d’Europa; il primo fu Herman Van Rompuy e adesso c’è Charles Michel, tutti e due prima primo ministro da noi. Apparentamente in Europa si diceva che colui che sa governare il Belgio, lo sa fare anche in Europa. Noi Belgi abbiamo la reputazione di far compromessi. Solamente Charles Michel non sa a volte come comportarsi con la presidente della Commissione d’Europa, Ursula von der Leyen. Quando il presidente della Turchia e dopo quello della Russia, rispettivamente Erdogan e Putin eravano in Belgio, non c’era alcuna sedia per Ursula e Charles Michel rimase per 2 volte impassibile.
Dopo l’ottimismo dell’inizio del 2022 è arrivata subito la guerra tra Russia e Ukrania come una doccia ghiacciata. Appena (il covid è finito, una nuova crisi mondiale ha tuonato su di noi. Non ci sentiamo Belgi, ma Europei legati con gli Americani e addirittura con gli inglesi (nonostante Brexit) in un conflitto con la Russia (quindi tutto il mondo occidentale contro Putin).

“Fingers crossed” intanto per il comportamento della Cina se quelli stanno in disparte o finalmente optano per la Russia. Nazionalismo e patriottismo sono diventati interessi subordinati e la guerra fredda degli anni “pre-Gorbačëv ” sembrano ritornare con inoltre una minaccia potenziale di armi nucleari. Nella nostra lingua esiste una specie di proverbio: un gatto messo alle strette fa salti pazzeschi o come risponderà Putin dopo tante sanzioni e con la sua nazione in povertà?
Forse la solidarietà internazionale e il sostegno per un Paese afflitto sono una conseguenza positiva di questa crisi nonostante rischiamo di dimenticare i Paesi del terzo mondo che soffrono ancora di più e che perdono il nostro interesse.
Vorrei concludere che provo Io a sentirmi cittadino del mondo dove prevalgono la giustizia e la pace e dove siamo pronti ad aiutarci l’un l’altro certamente l’immenso numero di poveri nella nostra società che sono schiacciati per il costo enorme di prodotti energetici e alimentari.
Quindi non applichiamo l’adagio “Homo homini lupus” peró “Nihil humanum mihi/ nobis alienum est” (Terenzio, poeta romano 2 secolo a.C).

Mathieu

Nato in Belgio
Vive a Tongeren