Farcela

C’è la mattina dell’inverno. Sto per partire per la scuola. Il posto è lontanissimo sia sulla mappa che nel tempo: al nord nella campagna finlandese nel 1958. Ho sette anni e vado in prima elementare. Pero oggi la stradina è piena di neve, devo iniziare il primo mezzo chilometro del mio percorso sciando perché camminando io sprofonderei fino all’ombelico nella neve.

Lascio gli sci all’incrocio di una strada un po’ più grande in cui posso già camminare perché è appena andata una slitta trainata da cavallo. Su queste tracce passo dopo passo faccio il mio percorso di tre chilometri e sono in tempo alla scuola. Quanto tempo ci vuole da casa mia alla scuola non so. Non ho l’orologio e viviamo prima dei cellulari.

Mi è piaciuta la scuola ma non ci sono molte cose che mi erano restate in mente.

Mi ricordo che la professoressa era gentile e io ero brava in matematica e in disegno ma odiavo il canto. Poi mi ricordo che il cortile della mia scuola era enorme e noi bambini giocavamo, correvamo e saltavamo la corda durante le ricreazione. Eravamo pieni di energia. Anche se le condizioni dopo la guerra erano ancora difficili e nonostante ci fossero difficoltà nella vita, noi bambini avevamo avuto la possibilità di essere figli. Non eravamo costretti a partecipare alle cose degli adulti. “Andare a scuola” era anche per me uno dei giochi nella vita.

La scuola mi sembrava facile, comunque la prendevo sul serio e facevo sempre del mio meglio. Ma lo stesso non si riusciva a dire per le condizioni e per le circostanze in cui vivevo. Per me la cosa peggiore era che mia madre non mi lasciava andare in una scuola che mi avrebbe portato al liceo. Ho dovuto iniziare a lavorare, prima come domestica e poi come commessa in un negozio. Fortunatamente, questo non mi scoraggiava: a quell’età, si sente che eppure tutto è possibile; se non prima poi dopo.

Il prima possibile – all’eta di 17 anni – me ne sono andata via e verso il mio proprio sogno e la mia propria vita. Sono riuscita – da sola e a fatica – a cercare e trovare una scuola che mi avrebbe permesso di trovare prima un mestiere che mi interessava e poi un lavoro.

Ho superato l’esame di ammissione e ho fatto il primo passo verso il futuro lì lontana dalla mia casa. Dopo questa scuola di un anno ho trovato il lavoro ad Helsinki, dove oltre al lavoro, era possibile sostenere un esame di maturità.

Così ho aperto la mia propria strada e benché abbia dovuto fare un percorso più lungo di quello che si fa in genere per raggiungere finalmente l’Università, secondo me questi anni – lavorando il giorno e studiando la sera – erano la mia scuola di vita. Con il senno di poi, per me è stato un periodo molto importante. Imparavo a farcela e a vedere che la vita è piena di possibilità se si tengono gli occhi aperti e si approfitta dell’occasione.

Può darsi che la stessa non sia possibile in tutto il mondo ma almeno in Finlandia si riusciva ad alzarsi dalla povertà con la propria capacità e il proprio lavoro e poi raggiungere il proprio scopo nella vita.

Tuula

Nata in Finlandia
Vive in Finlandia