Karin

Karin, tedesca. Prima infanzia in Slesia, adolescenza, giovinezza ed età adulta in Baviera.

Sono nata nel dicembre del 1940 a Breslau, città tedesca, che dal 1945, sotto il nome di Wroclaw, fa parte della Polonia. Mio padre, essendo in guerra, mi ha visto solo tre volte da soldato in congedo. Non l’ho conosciuto veramente perché dal gennaio del 1943 è stato dato per disperso a Stalingrado. Mia madre ed io abbiamo desiderato ardentemente il suo ritorno, ma solo nel 2005 abbiamo saputo della sua morte successa in un campo di prigionieri di guerra nel Kazakistan.

Nel gennaio del 1945 i tedeschi sono stati cacciati via dalla loro patria perché i russi avevano occupato la Slesia. Mia madre, portando una valigia con l’essenziale in una mano e stringendomi con l’altra, ha dovuto lasciare dietro di sé il nuovo appartamento, con tutti i ricordi di tre mesi felici che i miei genitori avevano passato da nuovi sposi prima del 1 settembre 1939.

Dopo alcune settimane di peripezie siamo arrivate, con altri profughi, in un piccolo paese in Baviera. Gli abitanti della Baviera, come gli altri tedeschi della Germania dell’Ovest, avevano sofferto anche loro per la guerra, e per questo non erano molto contenti di accogliere milioni di persone nelle loro città e paesi. I nuovi arrivati, dovevano essere integrati, cosa difficile a causa della mancanza del necessario, ma anche per non essere a conoscenza del dialetto bavarese.

Mia madre, 29 anni, molto forte, malgrado la sua tristezza di aver perso marito e patria, cercava di trovare un lavoro e comunicare con la gente del paese; io, a 4 anni, ho imparato rapidamente il linguaggio locale, giocando con i bambini sulla strada, e così sono diventata bilingue.

Nel marzo del 1945, i bombardamenti americani, fatti anche sopra la piccola cittadina nella quale abitavamo in una povera stanza, avevano spaventato talmente mia madre che ha deciso di andare in una fattoria isolata, apparentemente sicura, in cui lavorava nei campi per vitto e alloggio. Ma proprio in questo luogo deserto c’erano aerei americani a bassa quota che sparavano quando ci vedevano fuori. E verso la fine di aprile, dei carri armati si sono avvicinati alla fattoria. I suoi abitanti stavano paralizzati in casa dalla paura, mia madre, però, coraggiosamente, tenendo un lenzuolo bianco come segno di sottomissione e pace, è andata verso di loro a passi fermi e si è rivolta in inglese a questi soldati neri che mi spaventavano molto.

Passati gli anni difficili del dopoguerra, ho frequentato, a partir dai 10 anni, il liceo fino alla maturità. Gli studi d’inglese e di francese li ho fatti all’università di Monaco di Baviera e al Bedford College di Londra.

Nel 1966 mi sono sposata con Siegfried, professore di latino, greco e tedesco e per di più un eccellente musicista e cantante, la cui voce di basso mi aveva affascinato fin dall’inizio della nostra conoscenza.

Alla pronta nascita di una figlia nel 1967, era sorta la questione: lavorare o non lavorare da professoressa di liceo. A quella epoca non era normale per una madre lavorare fuori casa. Ma io l’ho fatto, anche con una seconda figlia nel 1968 e una terza nel 1977.

Così è passata la nostra vita con alti e bassi. Le nostre figlie hanno studiato, ci hanno regalato sei nipoti. Mio marito ha anche potuto vedere l’ultimo nel 2014.

La nostra famiglia stava sempre aperta a dare il benvenuto agli “stranieri”: giovani italiani, spagnoli, inglesi, scozzesi, giapponesi… Da alcuni anni mi prendo cura di rifugiati afghani, africani, ceceni per aiutarli a sentirsi bene in Germania.

Karin

Nata in Germania
Vive a Pentling