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Madrid

/ UN VIAGGIO INDIMENTICABILE /

Cresciute le nostre figlie, ho fatto, ogni anno, un viaggio di cultura con mio marito. Abbiamo visto paesaggi bellissimi, abbiamo ammirato beni culturali antichi in Italia, Francia, Spagna, in Grecia, Turchia, Russia. Ma all’improvviso, mio marito malato non ha più potuto viaggiare, e dopo la sua morte, io ricordavo solamente i begli attimi dei nostri viaggi insieme e non avevo né la voglia né il coraggio di andare via.

A 77 anni, nel 2018, però, ho preso il mio cuore fra le mani, come si dice in tedesco, e mi sono iscritta ad un corso di spagnolo a Madrid, ospite di una donna. La vecchia signora Esperanza, che aveva la mia età, viveva in un piccolo appartamento al quarto piano di un condominio. La finestra della mia camera dava su un cortile stretto e buio, con la biancheria stesa sulle cordicelle davanti alle finestre. Esperanza mi dava la prima colazione, ma non si sedeva mai con me al tavolo del piccolissimo soggiorno. La sera quando ritornavo dalla scuola, mi aveva preparato la cena; mentre io mangiavo, lei era seduta davanti alla televisione, guardando sempre un quiz show. Una sera, ho osato interromperla, ed ecco, abbiamo conversato, e lei, poco a poco, mi ha raccontato la storia della sua vita dura di vedova giovane con tre bambini, senza sostegno. Le ho preso le mani fra le mie e poi l’ho abbracciata, così mostrandole che comprendevo il suo dolore e il problema di guadagnarsi da vivere. Da quel momento, ci siamo parlate ogni sera con più fiducia e affetto. Nel mio cuore pensavo che potevo essere molto grata per i molti anni vissuti con mio marito senza avere difficoltà finanziarie.

Alla scuola, dove ero la più vecchia “studentessa”, ho conosciuto una nonna olandese, molto più giovane di me, ed anche noi ci siamo avvicinate, condividendo gli stessi interessi per la famiglia, le lingue straniere, la musica e la mentalità aperta verso la gente. Io sono già andata a trovarla all’Aja e lei avrebbe voluto farmi visita l’anno scorso, ma la pandemia non ce l’ha permesso.
Con grande interesse partecipavo alle conversazioni in classe, facendo così la conoscenza di giovani europei, americani, asiatici, apprendendo la storia dei loro Paesi, i loro problemi nazionali e personali, ma ci divertivamo anche bevendo “una copa” o “un tinto de verano”, seduti su una piazza o in un bar.

La mattina, quando camminavo verso la metro, mi venivano incontro i papà con i loro bimbi sugli scooter elettrici o le mamme con i piccoli per mano lungo la strada per la scuola. Queste scene allegre mi scaldavano il cuore.

Un giorno, in metro, seduta di fronte a una donna dai capelli neri e dagli occhi scuri, le ho fatto un sorriso che ha ricambiato. Quando per caso abbiamo cambiato treno alla stessa stazione, siamo andate insieme verso la scala mobile. Per lunghi momenti, io, una vecchia nonna tedesca che da piccola bambina aveva subito l’espulsione e lei, una giovane profuga siriana che stava cercando una nuova vita ci siamo parlate e ci siamo comprese, alla fine scambiandoci i numeri di telefono per restare in contatto.

Questi rapporti umani vissuti durante il mio primo viaggio da sola, mi sono entrati nel cuore, non li dimenticherò mai . Mi ricordo i pensieri di Luis Sépulveda che diceva: “Viaggiare è camminare verso l’orizzonte, incontrare l’altro, conoscere e tornare più ricchi di quando si era iniziato il cammino.”

Karin

Nata in Germania
Vive a Pentling

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