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Tongeren

#radici

Io sono nato nel 1954 a Genk in un ospedale, a 25 km da Tongeren, dove abito dal 1960 e dove ho studiato prima di andare all’università di Lowagna (Leuven). Quasi tutta la mia carriera di 40 anni l’ho passata qui a Tongeren. A Genk abitava la mia zia preferita che l’anno scorso è morta all’età di 98 anni, ma ho contatto ancora con suo figlio (quindi mio cugino) e la sua famiglia.


I primi 2 anni ho vissuto a Vlijtingen, parte del comune di Riemst nella parte orientale di Belgio, dove mia madre nacque nel 1929. Dopo mi sono spostato con i miei genitori a Zichen-Zussen-Bolder, anche parte del comune di Riemst, un noto villaggio rurale, un po’ folcloristico per i Fiamminghi (anche per voi, scrittori belgi di Pensierini?). Il giorno prima dell’inizio del mio primo anno scolastico noi altri ci siamo trasferiti a Tongeren, momento che mi ricordo benissimo visto che il giorno dopo dovevo andare al collegio per cominciare la scuola elementare. Siccome la bici era una delle mie passioni, andavo spesso da Tongeren a visitare la famiglia di mia madre a Vlijtingen e quella di mio padre a Zichen-Zussen-Bolder. Sfortunatamente ho perso 2 dei miei nonni prima di avere 12 anni. Adesso quasi tutta la mia famiglia in questi due villaggi è morta; d’altronde io stesso poco a poco sono diventato un uomo vecchio. E piccolo dettaglio, l’autista, un cugino di mio padre, che aveva trasportato mia madre (e mio padre) a Genk per la mia nascita, era al funerale di mio padre nel 2017 e se n’è andato lui stesso qualche settimana dopo. Mi ricordo anche il lavoro in campagna dal mio zio dove lavoravamo con molti altri per raccogliere le patate o le carote, spesso sotto il sole, ma godendo di birra a tavola e di panini durante la pausa. In autunno nel raccolto di carote faceva a volte freddo con un vento forte e allora mio zio ci lasciava riposare dietro il carro del suo trattore così che non sentissimo il vento freddo. “Godete tutti di questo riscaldamento speciale”, ci disse lui allora.

Attualmente proviamo a conservare il ricordo dei miei parenti defunti visitando le loro tombe nel periodo di Ognissanti e regolarmente (come per esempio oggi) vado alla tomba dei miei genitori (una passeggiata di 10 chilometri). La casa dei genitori di mia madre è stata usata come una azienda per coltivare insalata belga da un cugino, che anche lui da poco è in pensione. Nella casa dei genitori di mio padre oggi vive una cugina con la sua famiglia. “Le case sono solamente muri”, dichiarò mia suocera, “più importanti sono le persone che li abitano” e mi fa piacere che case fatiscenti vengono rinnovate come anche la casa dei miei genitori, morti nel 2017, recentemente trasformata da una giovane coppia.

La strada della mia casa, dove giocavamo a calcio 50 anni fa o più, e nella quale eravamo con più di 200 giovani all’incirca della stessa età, è abitata al tempo presente da giovani famiglie con qualche raro sopravvissuto del passato. Mi sento ancora giovane, nonostante i miei quasi 67 anni ma camminando qui negli anni ’60 o ’70 del secolo scorso, guardavo gli uomini della mia età attuale come molto vecchi. “Tempus fugit” dissero gli antichi romani o finirò con il Dio Chronos, che secondo la mitologia greca divora tutto?

Mathieu

Nato in Belgio
Vive a Tongeren

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